Introduzione
Quando il cardinale statunitense Robert Francis Prevost è stato eletto Papa con il nome di Leone XIV nel 2025, molti osservatori lo hanno presentato come il primo pontefice nato negli Stati Uniti. Tuttavia, questa definizione racconta soltanto una parte della sua storia.
Per milioni di peruviani, Leone XIV è anche “il Papa del Perù”. Per oltre quarant’anni il futuro pontefice ha vissuto, lavorato e svolto il proprio ministero nel Paese andino, diventando una figura profondamente legata alla realtà sociale, culturale e religiosa peruviana. La sua storia personale dimostra come il Perù abbia contribuito a formare non soltanto il sacerdote e il vescovo, ma anche la visione pastorale del futuro Papa.
Chi è Papa Leone XIV
Nato a Chicago nel 1955, Robert Francis Prevost entrò nell’Ordine di Sant’Agostino e fu ordinato sacerdote nel 1982. Dopo gli studi a Roma, venne inviato come missionario in Perù, una scelta che avrebbe cambiato profondamente la sua vita.
Dopo decenni di servizio pastorale, nel 2025 è stato eletto Pontefice assumendo il nome di Leone XIV, succedendo a Papa Francesco. È il primo Papa appartenente all’Ordine agostiniano e uno dei pochi pontefici moderni ad aver trascorso una parte così significativa della propria vita in America Latina.
L’arrivo in Perù nel 1985
Il rapporto tra Leone XIV e il Perù iniziò nel 1985, quando il giovane sacerdote agostiniano venne inviato nella città di Chulucanas, nella regione di Piura, nel nord del Paese.
Erano anni complessi. Il Perù era attraversato da una grave crisi economica e dalla violenza politica legata al terrorismo di Sendero Luminoso. In questo contesto difficile, Prevost iniziò a lavorare a stretto contatto con le comunità locali, condividendo le sfide quotidiane della popolazione.
L’esperienza missionaria segnò profondamente la sua formazione umana e spirituale. Fu qui che sviluppò una particolare attenzione verso i poveri, le periferie e le persone più vulnerabili.
Gli anni a Trujillo
Negli anni Novanta Prevost trascorse un lungo periodo a Trujillo, una delle principali città del nord del Perù. Qui lavorò nella formazione dei sacerdoti agostiniani, svolse attività accademiche e si occupò dell’amministrazione della Chiesa locale.
Per quasi un decennio visse immerso nella realtà peruviana, imparando a conoscere non solo la dimensione religiosa del Paese, ma anche la sua cultura, la sua storia e le sue profonde disuguaglianze sociali.
Molti osservatori ritengono che proprio questo lungo contatto con l’America Latina abbia contribuito a sviluppare quel modello pastorale vicino alla gente che oggi caratterizza il suo pontificato.
Vescovo di Chiclayo
Un momento decisivo arrivò nel 2014, quando Papa Francesco lo nominò amministratore apostolico della diocesi di Chiclayo. L’anno successivo divenne ufficialmente vescovo della diocesi.
Tra il 2015 e il 2023 guidò una delle diocesi più importanti del Perù settentrionale. Durante questo periodo si distinse per il forte impegno sociale, soprattutto attraverso il lavoro della Caritas Chiclayo.
Sotto la sua guida la diocesi intervenne in numerose emergenze:
- alluvioni e disastri naturali;
- programmi contro la povertà;
- distribuzione di aiuti alimentari;
- sostegno alle famiglie colpite dalla pandemia di Covid-19.
Molti collaboratori hanno ricordato la sua disponibilità, la vicinanza alle persone e la capacità di mantenere un contatto diretto con le comunità locali.
La cittadinanza peruviana
Uno degli aspetti più significativi del rapporto tra Leone XIV e il Perù riguarda la sua cittadinanza.
Nel 2015 Prevost ottenne ufficialmente la cittadinanza peruviana, diventando cittadino del Paese dopo molti anni di residenza e servizio pastorale.
Secondo documenti emersi successivamente, nella lettera inviata per richiedere la naturalizzazione dichiarò la volontà di “rimanere in Perù per il resto della mia vita”.
Questa frase è stata spesso citata dopo la sua elezione al soglio pontificio perché dimostra quanto profondo fosse il suo legame con il Paese.
Il Perù nella visione di Leone XIV
Molti analisti sostengono che l’esperienza peruviana abbia influenzato profondamente il modo in cui Leone XIV interpreta il ruolo della Chiesa.
Lavorando per anni tra comunità rurali, quartieri popolari e zone colpite dalla povertà, il futuro Papa ha sviluppato una sensibilità particolare verso:
- la giustizia sociale;
- la lotta contro la povertà;
- il sostegno agli emarginati;
- la partecipazione delle comunità locali;
- il dialogo con le culture latinoamericane.
Questi temi sono spesso presenti nei suoi interventi e richiamano alcune delle grandi priorità della Chiesa latinoamericana contemporanea.
Perché i peruviani considerano Leone XIV “uno di loro”
Dopo l’elezione del nuovo Papa, in molte città peruviane sono state organizzate celebrazioni e manifestazioni di affetto.
Per i fedeli del Paese, Leone XIV non è semplicemente un pontefice straniero che ha lavorato in Perù. È una persona che ha condiviso la vita quotidiana delle comunità locali, imparando le tradizioni del Paese e scegliendo perfino di diventarne cittadino.
Non sorprende quindi che numerosi media peruviani lo abbiano definito “il Papa peruviano” o “il Papa con il cuore peruviano”.
Un ponte tra Nord e Sud America
La figura di Leone XIV rappresenta un collegamento unico tra due mondi.
Nato negli Stati Uniti ma formato pastoralmente in America Latina, il Papa incarna un’esperienza rara nella storia della Chiesa contemporanea. La sua biografia unisce infatti la cultura nordamericana e la realtà sociale latinoamericana, due contesti spesso percepiti come molto diversi.
Questa doppia appartenenza potrebbe contribuire a rafforzare il dialogo tra le diverse regioni del continente americano durante il suo pontificato.
Il sostegno del Perù durante i problemi di salute del Papa
Nell’ottobre 2026 il forte legame tra Leone XIV e il Perù è emerso nuovamente in occasione dell’annuncio di un intervento chirurgico per la rimozione di un nodulo polmonare. La notizia ha suscitato grande preoccupazione nel Paese andino, dove il Pontefice ha trascorso gran parte della propria vita pastorale.
La presidente del Perù, Keiko Fujimori, ha espresso pubblicamente la solidarietà del popolo peruviano, sottolineando il profondo affetto che il Paese nutre nei confronti del Pontefice:
“Desidero esprimere, a nome del popolo peruviano e mio personale, il nostro profondo sentimento di affetto e solidarietà verso Sua Santità Papa Leone XIV, auspicando che possa superare pienamente e con successo questa situazione di salute.”
La presidente ha inoltre affermato che “i cuori e le preghiere del popolo peruviano” accompagnano il Papa, auspicando un rapido ritorno alla piena salute e ricordando il particolare legame che Leone XIV mantiene con il Paese.
In un successivo messaggio, diffuso dopo l’intervento, Keiko Fujimori ha invitato tutti i peruviani a unirsi in una grande catena di preghiera per la guarigione del Pontefice:
“Oggi più che mai uniamo la nostra fede in una grande catena di preghiera. Santo Padre, questa terra, che è anche la sua casa, la abbraccia con immenso affetto.”
Le parole della presidente riflettono un sentimento diffuso nella società peruviana. Anche la Conferenza Episcopale Peruviana e l’Arcidiocesi di Lima hanno invitato i fedeli a pregare per la salute del Papa, affidandolo alla protezione del celebre Señor de los Milagros, una delle più importanti devozioni religiose del Perù.
Conclusione
Il rapporto tra Leone XIV e il Perù va ben oltre una semplice esperienza missionaria. Per oltre quarant’anni il futuro pontefice ha vissuto, lavorato e costruito relazioni profonde nel Paese, fino a diventarne cittadino.
Dalle missioni di Chulucanas alla guida della diocesi di Chiclayo, il Perù ha rappresentato una parte essenziale della sua formazione umana e spirituale. Comprendere questo legame significa comprendere una delle chiavi più importanti per interpretare la figura e il pontificato di Leone XIV, un Papa che, pur essendo nato a Chicago, ha trovato nel Perù una seconda patria.