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Chi è Lula: la storia dall’infanzia povera alla presidenza del Brasile

La storia di Luiz Inácio Lula da Silva è una delle più sorprendenti e controverse della politica latinoamericana contemporanea. Nato in una famiglia povera del Nord-Est brasiliano, Lula fu operaio metalmeccanico e dirigente sindacale prima di diventare uno dei fondatori del Partito dei Lavoratori e raggiungere la presidenza del Brasile.

La sua carriera attraversa più di quarant’anni di storia brasiliana: le lotte operaie durante la dittatura militare, la democratizzazione, le sconfitte elettorali, i primi due mandati presidenziali, la crescita economica, i programmi contro la povertà, gli scandali politici, il carcere e un ritorno al potere che pochi avrebbero considerato possibile.

La lunga traiettoria politica di Lula non si è conclusa con la vittoria contro Jair Bolsonaro nel 2022. Nel 2026, a ottant’anni, il leader del Partito dei Lavoratori si è candidato alla presidenza per ottenere un quarto mandato non consecutivo. Al primo turno del 4 ottobre ha raccolto il 45,16% dei voti, qualificandosi per il ballottaggio del 25 ottobre contro Flávio Bolsonaro, arrivato primo con il 47,03%.

Lula sventola la bandiera brasiliana durante un comizio politico
Luiz Inácio Lula da Silva sventola la bandiera del Brasile durante un evento politico davanti a una folla di sostenitori. EPA/SEBASTIAO MOREIRA

Le origini e l’infanzia di Lula

Luiz Inácio Lula da Silva nacque il 27 ottobre 1945 a Garanhuns, nello Stato di Pernambuco, in una famiglia di lavoratori rurali. Fu il settimo di otto figli di Aristides Inácio da Silva ed Eurídice Ferreira de Mello, conosciuta come dona Lindu.

Nel 1952, per sfuggire alla povertà e alla siccità che colpivano il Nord-Est brasiliano, la madre partì con i figli verso lo Stato di San Paolo. Il viaggio durò tredici giorni e avvenne su un camion adattato al trasporto dei passeggeri, il cosiddetto pau de arara. La famiglia visse inizialmente nei pressi di Guarujá e si trasferì successivamente nella città di San Paolo.

L’infanzia di Lula fu segnata da condizioni economiche difficili. La famiglia abitò per un periodo in una stanza situata sul retro di un bar nel quartiere di Ipiranga. Lula ricevette un’istruzione scolastica limitata e iniziò a lavorare molto giovane, svolgendo attività come lustrascarpe, fattorino e operaio.

Dalla povertà al lavoro nelle fabbriche

A quattordici anni Lula trovò il primo impiego regolare e successivamente frequentò un corso professionale del Serviço Nacional de Aprendizagem Industrial, il Senai, ottenendo la qualifica di tornitore meccanico. Entrò quindi nell’industria metalmeccanica dell’area di San Paolo.

Durante il lavoro in fabbrica subì un incidente nel quale perse il mignolo della mano sinistra. L’esperienza personale nelle industrie dell’area metropolitana di San Paolo lo mise direttamente a contatto con salari bassi, condizioni di lavoro difficili e scarse tutele per gli operai.

Negli anni successivi trovò impiego presso le Indústrias Villares, a São Bernardo do Campo, nel cuore dell’ABC Paulista, una delle principali aree industriali del Brasile. Fu in questo ambiente che iniziò ad avvicinarsi al movimento sindacale.

Lula e la nascita del movimento sindacale

Lula entrò progressivamente nella struttura del sindacato dei metalmeccanici di São Bernardo do Campo e Diadema. Fu eletto membro supplente della direzione nel 1969, primo segretario nel 1972 e presidente del sindacato nel 1975. In quell’occasione ottenne il 92% dei voti e arrivò a rappresentare circa centomila lavoratori.

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta guidò grandi mobilitazioni operaie contro la perdita del potere d’acquisto dei salari e le politiche economiche della dittatura militare.

Le proteste contribuirono a trasformare Lula in una figura di rilievo nazionale. Le mobilitazioni operaie dell’ABC Paulista non riguardavano soltanto le condizioni salariali, ma finirono per inserirsi nel più ampio processo di opposizione alla dittatura e di ritorno alla democrazia.

Nel 1980 Lula fu arrestato e perseguito sulla base della legge sulla sicurezza nazionale. La vicenda rafforzò il suo ruolo simbolico nell’opposizione al regime militare e contribuì a consolidarne la popolarità tra i lavoratori.

La fondazione del Partito dei Lavoratori

Nel 1980 Lula partecipò alla fondazione del Partito dei Lavoratori, conosciuto attraverso la sigla PT.

Il partito riuniva sindacalisti, esponenti dei movimenti sociali, intellettuali, cattolici legati alle comunità ecclesiali di base e attivisti impegnati contro la dittatura. Il progetto era quello di costruire una forza politica capace di rappresentare direttamente i lavoratori e le fasce sociali escluse.

Lula partecipò anche alla campagna Diretas Já, che chiedeva il ritorno delle elezioni presidenziali dirette. Nel 1986 fu eletto deputato federale per lo Stato di San Paolo e prese parte all’Assemblea costituente che elaborò la Costituzione brasiliana del 1988.

Le prime candidature alla presidenza

Lula si candidò per la prima volta alla presidenza nel 1989, nelle prime elezioni presidenziali dirette dopo la dittatura militare.

Raggiunse il ballottaggio, ma venne sconfitto da Fernando Collor de Mello. Tentò nuovamente nel 1994 e nel 1998, perdendo entrambe le volte contro Fernando Henrique Cardoso.

Le ripetute sconfitte spinsero Lula e il PT ad ampliare la propria base politica. Il leader sindacale adottò progressivamente un’immagine più moderata e cercò il sostegno di una parte del mondo imprenditoriale e dei settori centristi.

Questa trasformazione risultò decisiva per la campagna del 2002.

La vittoria alle elezioni del 2002

Nel 2002 Lula vinse finalmente le elezioni presidenziali e divenne il primo esponente del Partito dei Lavoratori a guidare il Brasile.

La vittoria ebbe un forte valore simbolico. Un ex operaio metalmeccanico, privo di una formazione universitaria e proveniente da una delle regioni più povere del Paese, raggiungeva la più alta carica dello Stato.

Lula assunse formalmente la presidenza il 1° gennaio 2003. Sarebbe stato rieletto nel 2006, completando due mandati consecutivi fino al 1° gennaio 2011.

I primi due governi di Lula

Durante i primi due mandati il Brasile attraversò una fase di crescita economica sostenuta anche dalla domanda internazionale di materie prime.

I governi di Lula combinarono stabilità macroeconomica, aumento del salario minimo, espansione del credito e investimenti pubblici con programmi sociali destinati alle fasce più povere.

Milioni di brasiliani migliorarono le proprie condizioni economiche e una parte significativa della popolazione uscì dalla povertà estrema. Lula rafforzò inoltre il ruolo internazionale del Brasile, contribuendo alla crescita dei BRICS e promuovendo una politica estera più autonoma nei rapporti con Stati Uniti, Cina, Europa e altri Paesi del Sud globale.

Le politiche sociali e il Bolsa Família

Il programma maggiormente associato ai primi governi di Lula è il Bolsa Família, un sistema di trasferimenti economici destinato alle famiglie a basso reddito.

Il programma prevedeva sostegni finanziari collegati a condizioni come la frequenza scolastica dei figli e il rispetto di alcuni controlli sanitari. L’obiettivo era intervenire contemporaneamente sulla povertà immediata e sulle cause della sua trasmissione tra le generazioni.

Il Bolsa Família divenne uno dei principali simboli della politica sociale del PT e contribuì a rafforzare il consenso di Lula nelle regioni più povere del Paese, soprattutto nel Nord-Est. I governi promuovevano anche il programma Fome Zero, l’ampliamento dell’accesso all’istruzione superiore e la costruzione di nuove università pubbliche.

Gli scandali politici durante la presidenza

Il periodo di governo fu segnato anche da gravi scandali.

Nel 2005 esplose il cosiddetto Mensalão, un sistema di pagamenti illeciti che avrebbe coinvolto esponenti della maggioranza parlamentare. Lula dichiarò di non essere stato informato delle attività illegali e di sentirsi tradito dai propri collaboratori.

Diversi importanti esponenti del PT furono successivamente condannati. Lo scandalo danneggiò l’immagine del partito, ma non impedì a Lula di ottenere la rielezione nel 2006.

Al termine del secondo mandato Lula conservava un consenso personale molto elevato. Non potendo concorrere per un terzo mandato consecutivo, sostenne la candidatura di Dilma Rousseff, che vinse le elezioni del 2010.

L’inchiesta Lava Jato e il carcere

Negli anni successivi Lula fu coinvolto nelle indagini dell’operazione Lava Jato, la vasta inchiesta sulla corruzione sviluppatasi attorno alla compagnia petrolifera Petrobras e ai rapporti tra imprese e politica.

Nel 2017 fu condannato dal giudice Sergio Moro per corruzione passiva e riciclaggio in relazione a un appartamento a Guarujá. La condanna venne confermata in appello e Lula entrò in carcere il 7 aprile 2018.

Rimase detenuto nella sede della Polizia federale di Curitiba per 580 giorni, fino all’8 novembre 2019. L’incarcerazione gli impedì di partecipare alle elezioni presidenziali del 2018, nonostante fosse in quel momento uno dei candidati favoriti nei sondaggi.

Le vicende giudiziarie divisero profondamente il Brasile. I sostenitori dell’inchiesta consideravano le condanne una dimostrazione della lotta contro la corruzione. I sostenitori di Lula sostenevano invece che il procedimento avesse finalità politiche e fosse orientato a impedirne il ritorno elettorale.

L’annullamento delle condanne e il ritorno politico

Nel 2021 il giudice Edson Fachin, del Supremo Tribunale Federale, annullò le condanne di Lula legate all’operazione Lava Jato, stabilendo che il tribunale federale di Curitiba non possedeva la competenza necessaria per giudicare quei casi.

L’annullamento non equivaleva a una dichiarazione generale di innocenza sul merito delle accuse, ma eliminava le condanne e restituiva a Lula i diritti politici. In seguito, il Supremo Tribunale Federale riconobbe la parzialità del giudice Sergio Moro in uno dei procedimenti.

Lula poté così tornare a candidarsi alla presidenza.

La vittoria contro Jair Bolsonaro nel 2022

Nel 2022 Lula affrontò il presidente uscente Jair Bolsonaro in una delle elezioni più polarizzate della storia brasiliana.

Lula costruì un’ampia alleanza politica che comprendeva forze di sinistra, centro e settori moderati preoccupati per la tenuta delle istituzioni democratiche. Scelse come candidato vicepresidente Geraldo Alckmin, già avversario politico e in passato esponente del centrodestra.

Al ballottaggio Lula ottenne una vittoria molto limitata ma storica. Il 1° gennaio 2023 tornò alla guida del Brasile, iniziando il terzo mandato non consecutivo.

Il terzo mandato presidenziale

Il terzo governo Lula ha dovuto affrontare un Brasile profondamente polarizzato e un Congresso nel quale le forze conservatrici possiedono una notevole influenza.

Tra i principali interventi del mandato figurano il rilancio del Bolsa Família, la riforma tributaria, nuovi programmi infrastrutturali, l’aumento del salario minimo e il ritorno della tutela dell’Amazzonia tra le priorità del governo.

Sul piano internazionale, Lula ha cercato di rafforzare l’autonomia diplomatica del Brasile e il ruolo del Paese nei BRICS, nei rapporti tra America Latina, Cina, Stati Uniti ed Europa e nei negoziati ambientali.

Il suo governo è stato tuttavia criticato per le difficoltà nel contenere la spesa pubblica, la crescita economica debole, l’aumento del costo della vita e gli scandali che hanno coinvolto settori dell’amministrazione.

Lula e le elezioni brasiliane del 2026

Nel 2026 Lula ha presentato la candidatura per ottenere un quarto mandato non consecutivo.

Al primo turno del 4 ottobre, Flávio Bolsonaro, candidato del Partito Liberale, ha ottenuto il 47,03% dei voti validi, pari a circa 56,1 milioni di preferenze. Lula ha raggiunto il 45,16%, con circa 53,9 milioni di voti. Poiché nessun candidato ha superato il 50%, il ballottaggio è stato fissato per il 25 ottobre 2026.

L’esito è stato considerato deludente per il presidente uscente, che aveva dichiarato di aspettarsi una vittoria al primo turno. La campagna per il ballottaggio si concentra soprattutto sul costo della vita, sulla sicurezza, sulla corruzione, sulle politiche sociali e sulla situazione dei conti pubblici.

Per conoscere le sue proposte, è possibile approfondire il programma elettorale di Lula per le elezioni brasiliane del 2026.

L’eredità politica di Lula

Lula è una delle figure più influenti e divisive della storia recente del Brasile.

Per i sostenitori rappresenta la possibilità di trasformare le condizioni di vita attraverso le politiche sociali, l’aumento dei salari e un ruolo più attivo dello Stato nell’economia. I primi governi sono ricordati per la riduzione della povertà, la mobilità sociale e il rafforzamento internazionale del Paese.

Per i critici, Lula rappresenta invece un sistema politico legato alla spesa pubblica, al clientelismo e agli scandali che hanno coinvolto il PT e i suoi alleati.

La sua storia rimane comunque eccezionale. Partito da una famiglia povera del Pernambuco, Lula ha attraversato fabbriche, sindacati, carcere e sconfitte elettorali, fino a essere eletto presidente per tre volte e a concorrere, nel 2026, per un quarto mandato.

Chi è Lula?

Lula, nome con cui è conosciuto Luiz Inácio Lula da Silva, è un ex operaio e sindacalista diventato presidente del Brasile. È tra i fondatori del Partito dei Lavoratori.

Quante volte Lula è stato eletto presidente?

Lula è stato eletto presidente nel 2002, nel 2006 e nel 2022. Nel 2026 si è candidato per ottenere un quarto mandato non consecutivo.

Perché Lula è stato in carcere?

Lula fu incarcerato nel 2018 dopo una condanna per corruzione e riciclaggio nell’ambito dell’operazione Lava Jato. Rimase detenuto per 580 giorni. Le condanne vennero annullate nel 2021 per questioni relative alla competenza del tribunale, restituendogli i diritti politici.

Qual è il principale programma sociale associato a Lula?

Il programma maggiormente associato ai governi di Lula è il Bolsa Família, che fornisce sostegno economico alle famiglie a basso reddito.

Chi affronta Lula alle elezioni del 2026?

Al ballottaggio del 25 ottobre 2026 Lula affronta Flávio Bolsonaro, candidato del Partito Liberale.