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Tutti i Premi Nobel nati in Sud America: scienziati, scrittori e protagonisti della pace

Il Sud America ha dato i natali ad alcuni dei più importanti protagonisti della cultura, della scienza e della diplomazia mondiale. Dal primo Nobel sudamericano assegnato nel 1936 fino ai riconoscimenti più recenti, il continente ha lasciato un segno profondo nella storia dell’umanità. Secondo i dati pubblicati dal Nobel Prize, i sudamericani hanno ottenuto riconoscimenti nelle categorie della Pace, della Letteratura, della Chimica e della Medicina.

I vincitori del Premio Nobel nati in Sud America

Argentina

L’Argentina è il Paese sudamericano con il maggior numero di vincitori del Premio Nobel.

  • Carlos Saavedra Lamas – Nobel per la Pace (1936), per il suo ruolo nella mediazione della Guerra del Chaco tra Bolivia e Paraguay.
  • Bernardo Houssay – Nobel per la Medicina (1947), per le sue ricerche sul metabolismo degli zuccheri e il ruolo degli ormoni pituitari.
  • Luis Federico Leloir – Nobel per la Chimica (1970), grazie agli studi sui nucleotidi dello zucchero e i carboidrati.
  • Adolfo Pérez Esquivel – Nobel per la Pace (1980), per l’impegno non violento a favore dei diritti umani durante le dittature latinoamericane.
  • César Milstein – Nobel per la Medicina (1984), per lo sviluppo della tecnica degli anticorpi monoclonali.

Cile

Il Cile è l’unico Paese sudamericano ad aver ottenuto due Premi Nobel per la Letteratura.

  • Gabriela Mistral – Nobel per la Letteratura (1945), prima persona latinoamericana a vincere il premio letterario.
  • Pablo Neruda – Nobel per la Letteratura (1971), considerato uno dei più importanti poeti del Novecento.

Colombia

  • Gabriel García Márquez – Nobel per la Letteratura (1982), autore di Cent’anni di solitudine e principale esponente del realismo magico.
  • Juan Manuel Santos – Nobel per la Pace (2016), per gli accordi di pace con le FARC che hanno contribuito alla fine del conflitto colombiano.

Venezuela

  • Baruj Benacerraf – Nobel per la Medicina (1980), nato a Caracas e premiato per le scoperte riguardanti i meccanismi immunitari geneticamente determinati.

Brasile

  • Peter Medawar – Nobel per la Medicina (1960), nato a Petrópolis, premiato per la scoperta della tolleranza immunologica acquisita.

Perù

  • Mario Vargas Llosa – Nobel per la Letteratura (2010), uno dei maggiori autori della letteratura ispanoamericana contemporanea.

Quale Paese sudamericano ha vinto più Premi Nobel?

L’Argentina guida la classifica sudamericana con cinque vincitori del Premio Nobel, seguita da Cile e Colombia con due ciascuno. Anche Brasile, Venezuela e Perù hanno dato i natali a premiati di fama mondiale.

L’eredità dei Nobel sudamericani

Dalla poesia di Pablo Neruda ai romanzi di Gabriel García Márquez, dalle scoperte scientifiche di Bernardo Houssay e César Milstein fino agli sforzi diplomatici di Carlos Saavedra Lamas e Juan Manuel Santos, i Nobel sudamericani testimoniano il contributo del continente allo sviluppo della cultura, della conoscenza e della pace mondiale.

VincitorePaeseCategoriaAnno
Carlos Saavedra LamasArgentinaPace1936
Gabriela MistralCileLetteratura1945
Bernardo HoussayArgentinaMedicina1947
Peter MedawarBrasileMedicina1960
Luis Federico LeloirArgentinaChimica1970
Pablo NerudaCileLetteratura1971
Adolfo Pérez EsquivelArgentinaPace1980
Baruj BenacerrafVenezuelaMedicina1980
Gabriel García MárquezColombiaLetteratura1982
César MilsteinArgentinaMedicina1984
Mario Vargas LlosaPerùLetteratura2010
Juan Manuel SantosColombiaPace2016

FAQ

Quanti Premi Nobel sono stati assegnati a persone nate in Sud America?

I vincitori nati nei Paesi sudamericani sono undici, distribuiti tra Pace, Letteratura, Chimica e Medicina.

Qual è stato il primo Nobel sudamericano?

Il primo fu l’argentino Carlos Saavedra Lamas, Nobel per la Pace nel 1936.

Quale Paese sudamericano ha più Nobel?

L’Argentina è il Paese sudamericano con il maggior numero di vincitori del Premio Nobel.

Chi è stato l’ultimo Nobel sudamericano per la Letteratura?

L’ultimo è stato il peruviano Mario Vargas Llosa, premiato nel 2010.

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Cultura Perù

Mario Vargas Llosa: il romanziere che ha raccontato il potere e l’America Latina del ‘900

Introduzione

Quando si parla del Boom latinoamericano, il primo nome che viene in mente a molti lettori è quello di Gabriel García Márquez. Eppure nessuno degli scrittori che hanno rivoluzionato la letteratura del continente ha avuto un percorso tanto complesso, controverso e politicamente esposto quanto quello di Mario Vargas Llosa. Premio Nobel per la Letteratura nel 2010, candidato alla presidenza del Perù nel 1990 e protagonista del dibattito culturale internazionale per oltre sessant’anni, Vargas Llosa è stato molto più di un romanziere. È stato un intellettuale che ha utilizzato la narrativa per interrogarsi sul potere, sulla libertà e sui fallimenti della società latinoamericana.

La sua storia coincide in larga misura con quella dell’America Latina del secondo Novecento.

Un’infanzia segnata dall’autorità

Nato ad Arequipa nel 1936, Vargas Llosa trascorse parte dell’infanzia in Bolivia credendo che il padre fosse morto. Solo all’età di dieci anni scoprì che era vivo e che la separazione dei genitori gli era stata nascosta. Quell’incontro segnò profondamente la sua vita.

Nelle sue memorie e nelle interviste successive, lo scrittore descrisse il padre come una figura autoritaria e oppressiva. Proprio da questa esperienza nacque una delle ossessioni più costanti della sua opera: il rapporto tra individuo e potere.

Per Vargas Llosa, la letteratura non fu mai soltanto intrattenimento. Fu uno strumento per indagare i meccanismi attraverso cui l’autorità controlla, umilia o condiziona le persone.

La letteratura come ribellione

Questa tensione emerge con forza nel suo primo grande romanzo, La città e i cani (1963).

L’opera prende ispirazione dagli anni trascorsi nell’Accademia Militare Leoncio Prado di Lima e racconta un ambiente dominato da gerarchie, violenza e disciplina. Il libro provocò scandalo in Perù e contribuì immediatamente a imporre il nome di Vargas Llosa sulla scena internazionale.

A differenza di altri autori latinoamericani che privilegiavano il fantastico o il simbolico, Vargas Llosa scelse spesso il realismo. I suoi romanzi non cercano di abbellire la realtà: la analizzano, la scompongono e ne mostrano le contraddizioni.

Il Boom latinoamericano e la conquista del mondo

Negli anni Sessanta e Settanta un gruppo di scrittori latinoamericani riuscì a ottenere una visibilità senza precedenti in Europa e negli Stati Uniti.

Tra questi vi erano:

  • Julio Cortázar;
  • Carlos Fuentes;
  • Gabriel García Márquez;
  • Mario Vargas Llosa.

Quello che oggi chiamiamo Boom latinoamericano non fu una scuola letteraria vera e propria. Non esisteva un manifesto comune.

Gli autori erano molto diversi tra loro, ma condividevano alcune caratteristiche:

  • sperimentazione narrativa;
  • attenzione alla storia del continente;
  • ambizione internazionale;
  • volontà di superare gli stereotipi sull’America Latina.

Vargas Llosa rappresentava forse la componente più politica e più interessata alle strutture di potere.

Perché il potere è il vero protagonista dei suoi libri

Molti grandi romanzi di Vargas Llosa ruotano attorno alla stessa domanda:

cosa accade agli individui quando il potere diventa assoluto?

È una domanda presente in opere come:

  • Conversazione nella Cattedrale;
  • La guerra della fine del mondo;
  • La festa del caprone.

Le dittature, la corruzione, il fanatismo politico e i meccanismi dell’autorità diventano così strumenti per riflettere sui limiti della libertà umana.

Per questo motivo i suoi romanzi continuano a essere letti anche al di fuori dell’America Latina.

Dalla sinistra rivoluzionaria al liberalismo

Uno degli aspetti più discussi della sua biografia riguarda l’evoluzione politica.

Da giovane Vargas Llosa guardò con entusiasmo alla Rivoluzione cubana e alle idee socialiste che attraversavano il continente. Successivamente si allontanò da quelle posizioni e sviluppò una visione sempre più vicina al liberalismo politico ed economico.

Questo cambiamento provocò numerose polemiche.

Per molti lettori di sinistra apparve come un tradimento. Per altri rappresentò la dimostrazione della sua indipendenza intellettuale.

In ogni caso, Vargas Llosa rifiutò sempre l’idea che uno scrittore dovesse essere fedele a un’ideologia.

La rottura con García Márquez

Uno degli episodi più celebri della letteratura contemporanea riguarda la fine dell’amicizia tra Vargas Llosa e Gabriel García Márquez.

Negli anni del Boom i due erano molto legati. Successivamente i rapporti si interruppero improvvisamente e per decenni nessuno dei protagonisti fornì una spiegazione completa dell’accaduto.

L’episodio contribuì ad alimentare il mito che circondava quella straordinaria generazione di scrittori latinoamericani.

Il Nobel e l’ultima consacrazione

Nel 2010 l’Accademia di Svezia assegnò a Vargas Llosa il Premio Nobel per la Letteratura, riconoscendo la sua capacità di rappresentare le strutture del potere e la resistenza dell’individuo.

Per molti osservatori si trattò della naturale conclusione di una carriera eccezionale.

Nonostante il Nobel, lo scrittore continuò però a intervenire nel dibattito pubblico con articoli, saggi e prese di posizione spesso controverse.

https://tg.la7.it/cultura-e-societa/video-discorso-vargas-llosa-nobel-2010-14-04-2025-235585

Vargas Llosa e l’America Latina

Forse nessuno scrittore latinoamericano contemporaneo ha avuto un rapporto tanto conflittuale con il proprio continente.

Lo ha amato, raccontato e difeso.

Allo stesso tempo ne ha criticato:

  • l’autoritarismo;
  • il populismo;
  • il nazionalismo;
  • i fallimenti istituzionali.

Gran parte della sua opera può essere letta come un lungo dialogo con l’America Latina e con le sue contraddizioni.

Conclusione

Con la morte di Mario Vargas Llosa nel 2025 si è chiuso uno dei capitoli più importanti della storia culturale latinoamericana.

Più che per le sue posizioni politiche o per i premi ricevuti, il suo lascito continua a vivere nei romanzi. Attraverso quelle pagine ha raccontato dittature, rivoluzioni, illusioni, sconfitte e speranze di un intero continente, trasformando la letteratura in uno strumento per comprendere il potere e, soprattutto, per difendere la libertà individuale.

Mario Vargas Llosa: Premio Nobel per la Letteratura nel 2010, candidato alla presidenza del Perù nel 1990 e protagonista del dibattito culturale internazionale per oltre sessant'anni,

Domande frequenti su Mario Vargas Llosa

Chi era Mario Vargas Llosa?

Mario Vargas Llosa è stato uno scrittore, saggista e giornalista peruviano, tra i principali protagonisti del Boom latinoamericano e vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 2010.

Quali sono i libri più importanti di Mario Vargas Llosa?

Tra le sue opere più celebri figurano La città e i cani, Conversazione nella Cattedrale, La guerra della fine del mondo e La festa del caprone, considerate fondamentali per comprendere la sua produzione letteraria.

Perché Mario Vargas Llosa è considerato uno degli autori più influenti del Novecento?

Perché nei suoi romanzi ha analizzato temi universali come il potere, la libertà, la corruzione e l’autoritarismo, contribuendo a portare la letteratura latinoamericana al centro del panorama culturale mondiale.

Vargas Llosa faceva parte del Boom latinoamericano?

Sì. Insieme a Gabriel García Márquez, Julio Cortázar e Carlos Fuentes, Mario Vargas Llosa è stato uno dei principali protagonisti del Boom latinoamericano, il movimento letterario che rivoluzionò la narrativa in lingua spagnola negli anni Sessanta e Settanta.