Gran parte degli Stati del Sud America conquistò l’indipendenza nei primi decenni dell’Ottocento, durante una lunga stagione di rivoluzioni e guerre contro gli imperi coloniali europei. Il processo, però, non avvenne contemporaneamente in tutto il continente e non può essere ridotto a una semplice successione di dichiarazioni.
In alcuni casi, la data celebrata come festa nazionale ricorda l’inizio del movimento rivoluzionario; in altri, la proclamazione formale dell’indipendenza. Il controllo coloniale, inoltre, poteva continuare anche dopo la dichiarazione, rendendo necessarie campagne militari durate diversi anni.
Tra il 1808 e il 1826, quasi tutti i territori dell’America spagnola e portoghese continentale uscirono dal controllo delle potenze iberiche. Guyana e Suriname, governati rispettivamente dal Regno Unito e dai Paesi Bassi, ottennero invece l’indipendenza soltanto nel Novecento.
Le date d’indipendenza dei Paesi sudamericani
Ecco i 12 Stati sovrani del Sud America ordinati secondo la data generalmente associata alla loro indipendenza:
- Paraguay: 14-15 maggio 1811
- Venezuela: 5 luglio 1811
- Argentina: 9 luglio 1816
- Cile: 12 febbraio 1818
- Colombia: 20 luglio 1810, indipendenza consolidata nel 1819
- Perù: 28 luglio 1821
- Ecuador: 24 maggio 1822
- Brasile: 7 settembre 1822
- Bolivia: 6 agosto 1825
- Uruguay: 25 agosto 1825, riconosciuta nel 1828
- Guyana: 26 maggio 1966
- Suriname: 25 novembre 1975
L’ordine non deve essere interpretato in modo troppo rigido. La Colombia, per esempio, celebra il 20 luglio 1810, ma il dominio spagnolo venne sconfitto in maniera decisiva nel 1819. Il Cile ricorda come festa nazionale l’avvio del processo autonomista del 18 settembre 1810, mentre la dichiarazione formale risale al 1818.
Perché iniziarono le guerre d’indipendenza?
Per circa tre secoli, gran parte del Sud America era stata controllata dalla Spagna e dal Portogallo. I territori coloniali erano inseriti in un sistema politico ed economico diretto dalle monarchie europee, che regolavano il commercio, riscuotevano tributi e affidavano molti incarichi amministrativi a funzionari arrivati dalla penisola iberica.
Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, nelle colonie crebbe l’insoddisfazione delle élite creole, cioè dei discendenti degli europei nati nelle Americhe. Pur detenendo ricchezze e proprietà, questi gruppi si consideravano penalizzati rispetto ai funzionari nati in Spagna e chiedevano maggiore autonomia politica e commerciale.
A influenzare i movimenti indipendentisti furono anche:
- le idee dell’Illuminismo;
- l’indipendenza degli Stati Uniti;
- la Rivoluzione francese;
- la Rivoluzione haitiana;
- le restrizioni commerciali imposte dalle potenze coloniali;
- l’invasione napoleonica della Spagna e del Portogallo;
- la crisi delle monarchie iberiche.
L’occupazione della Spagna da parte delle truppe napoleoniche nel 1808 fu uno degli eventi decisivi. La deposizione del re Ferdinando VII creò un vuoto di potere e spinse numerose città americane a formare giunte locali. Alcune nacquero formalmente per governare in nome del sovrano prigioniero, ma finirono per trasformarsi nei primi centri dei movimenti indipendentisti.
Paraguay: l’indipendenza del 1811
Il Paraguay si separò dal controllo spagnolo nella notte tra il 14 e il 15 maggio 1811. Il processo fu particolare perché il territorio dovette respingere anche il tentativo di Buenos Aires di incorporarlo nel nuovo ordinamento politico sorto nell’area del Río de la Plata.
Dopo avere sconfitto una spedizione militare proveniente da Buenos Aires, i dirigenti paraguaiani deposero le autorità coloniali e formarono un governo autonomo. Il Paese consolidò progressivamente la propria indipendenza sotto José Gaspar Rodríguez de Francia, protagonista della vita politica paraguaiana fino al 1840.
Il Paraguay non pubblicò immediatamente una solenne dichiarazione simile a quelle di altri Paesi. La proclamazione formale arrivò nel 1842, ma il 14 e 15 maggio 1811 sono riconosciuti come le date della nascita indipendente dello Stato.
Venezuela: la dichiarazione del 5 luglio 1811
Il Venezuela fu il primo territorio dell’America spagnola meridionale a proclamare formalmente la propria indipendenza. Il 5 luglio 1811, i rappresentanti di sette province firmarono l’atto che rompeva i legami con la Corona spagnola.
Quella prima repubblica ebbe però vita breve. Le forze realiste ripresero il controllo di parte del territorio e il Venezuela attraversò anni di guerre particolarmente violente. Anche i primi tentativi guidati da Simón Bolívar fallirono, costringendo il futuro Libertador all’esilio.
La vittoria decisiva arrivò il 24 giugno 1821 nella battaglia di Carabobo. Il Venezuela entrò inizialmente nella Gran Colombia insieme agli attuali territori di Colombia, Ecuador e Panama, per poi separarsene e costituirsi come repubblica autonoma nel 1830.
Argentina: l’indipendenza del 9 luglio 1816
Il percorso argentino verso l’indipendenza iniziò con la Rivoluzione di Maggio del 1810. A Buenos Aires venne deposto il viceré spagnolo e fu creata una giunta di governo locale, ancora formalmente legata alla figura del re Ferdinando VII.
La rottura definitiva con la Spagna fu proclamata sei anni dopo. Il 9 luglio 1816, il Congresso riunito a San Miguel de Tucumán dichiarò l’indipendenza delle Province Unite del Río de la Plata.
Il nuovo Stato comprendeva territori più estesi dell’Argentina contemporanea, ma non riuscì a mantenere unita l’intera area dell’antico vicereame. Paraguay, Bolivia e Uruguay seguirono percorsi autonomi, mentre le province argentine dovettero affrontare lunghi conflitti interni prima di costruire un assetto nazionale stabile.
Cile: dal 18 settembre 1810 al 12 febbraio 1818
Il Cile presenta due date particolarmente importanti. Il 18 settembre 1810 venne istituita la prima giunta nazionale di governo, evento oggi celebrato durante le Fiestas Patrias. Non si trattava ancora, tuttavia, di una definitiva dichiarazione d’indipendenza.
Dopo una prima fase rivoluzionaria, conosciuta come Patria Vieja, le truppe spagnole riconquistarono il territorio. La situazione cambiò con l’arrivo dell’Esercito delle Ande guidato da José de San Martín e Bernardo O’Higgins, vittorioso nella battaglia di Chacabuco del 1817.
L’indipendenza venne proclamata formalmente il 12 febbraio 1818 e fu consolidata pochi mesi dopo dalla vittoria indipendentista nella battaglia di Maipú. Per questo il 1810 rappresenta l’inizio del processo, mentre il 1818 è generalmente considerato l’anno dell’indipendenza effettiva.
Colombia: una conquista avvenuta in più fasi
La Colombia celebra la propria indipendenza il 20 luglio. In quella data, nel 1810, una crisi politica scoppiata a Bogotá portò alla costituzione di una giunta locale e all’avvio del processo di separazione dalla Spagna.
Il primo esperimento autonomista fu però indebolito dalle divisioni tra centralisti e federalisti. Le forze spagnole riuscirono a riconquistare il territorio, iniziando una dura repressione.
La svolta avvenne nel 1819, quando l’esercito guidato da Simón Bolívar attraversò le Ande e sconfisse le truppe realiste nella battaglia di Boyacá. Nello stesso anno nacque la Repubblica di Colombia, passata alla storia come Gran Colombia, che riuniva gli attuali territori di Colombia, Venezuela, Ecuador e Panama.
La federazione si dissolse tra il 1829 e il 1831. La Colombia contemporanea nacque quindi attraverso un processo più lungo rispetto alla data simbolica del 20 luglio 1810.
Perù: la proclamazione del 28 luglio 1821
Il Perù fu uno dei principali centri del potere spagnolo in Sud America e rappresentò una delle roccaforti più difficili da conquistare per gli indipendentisti.
Dopo avere contribuito alla liberazione di Argentina e Cile, José de San Martín organizzò una spedizione verso la costa peruviana. Entrato a Lima, proclamò l’indipendenza del Perù il 28 luglio 1821.
La dichiarazione non pose immediatamente fine alla guerra. Le forze spagnole continuarono a controllare vaste aree dell’interno fino al 1824, quando le battaglie di Junín e Ayacucho determinarono il crollo definitivo del loro potere militare.
Il 28 luglio rimane la data della festa nazionale peruviana, ma la liberazione del Paese fu completata soltanto tre anni dopo la proclamazione.
Ecuador: l’indipendenza conquistata nel 1822
Il primo movimento autonomista ecuadoriano risale al 10 agosto 1809, quando a Quito venne costituita una giunta che cercò di sottrarsi al controllo delle autorità coloniali. Il tentativo fu represso, ma il 10 agosto è ricordato come il Primer Grito de Independencia.
La liberazione militare arrivò il 24 maggio 1822. Nella battaglia di Pichincha, combattuta sulle pendici dell’omonimo vulcano vicino a Quito, l’esercito guidato da Antonio José de Sucre sconfisse le forze spagnole.
Il territorio entrò quindi a far parte della Gran Colombia. Soltanto nel 1830, dopo lo scioglimento della federazione, l’Ecuador si costituì come Stato sovrano separato. Anche in questo caso, quindi, si distinguono l’inizio della rivoluzione nel 1809, la liberazione dalla Spagna nel 1822 e la nascita della repubblica indipendente nel 1830.
Brasile: l’indipendenza del 7 settembre 1822
Il percorso brasiliano fu diverso da quello delle colonie spagnole. Nel 1808, in seguito all’invasione napoleonica del Portogallo, la corte portoghese si trasferì a Rio de Janeiro. Per alcuni anni, il Brasile divenne così il centro politico dell’impero portoghese.
Quando il re Giovanni VI tornò in Europa, suo figlio Pietro rimase in Brasile. Di fronte al tentativo delle Cortes portoghesi di ristabilire una più rigida subordinazione coloniale, Pietro si schierò con le élite brasiliane.
Il 7 settembre 1822 pronunciò la dichiarazione passata alla storia come Grito do Ipiranga, mentre il 12 ottobre fu proclamato imperatore con il nome di Pietro I. Il Brasile non divenne subito una repubblica, ma una monarchia indipendente.
Il Portogallo riconobbe formalmente l’indipendenza brasiliana nel 1825. A differenza dell’America spagnola, frammentata in numerosi Stati, il Brasile mantenne sostanzialmente intatta la propria unità territoriale.
Bolivia: l’indipendenza del 6 agosto 1825
Il territorio dell’attuale Bolivia era conosciuto durante l’epoca coloniale come Alto Perù. La regione aveva assistito ad alcune delle prime rivolte contro il dominio spagnolo, scoppiate nel 1809 a Chuquisaca e La Paz, ma la guerra si protrasse per oltre quindici anni.
La sconfitta delle forze spagnole in Perù rese possibile la liberazione definitiva dell’Alto Perù. Il 6 agosto 1825, un’assemblea riunita a Chuquisaca dichiarò la nascita del nuovo Stato.
Il Paese prese il nome di Bolivia in onore di Simón Bolívar, mentre Antonio José de Sucre, uno dei principali comandanti delle campagne indipendentiste, ne divenne il primo presidente. L’Alto Perù fu una delle ultime grandi regioni sudamericane a uscire dal dominio spagnolo.
Uruguay: dalla dichiarazione del 1825 al riconoscimento del 1828
La storia dell’indipendenza uruguaiana è particolarmente complessa. Il territorio, conosciuto come Banda Oriental, era stato conteso tra gli imperi spagnolo e portoghese e successivamente occupato dal Brasile, che lo aveva incorporato con il nome di Provincia Cisplatina.
Il 25 agosto 1825, il gruppo dei Trentatré Orientali e i rappresentanti locali dichiararono l’indipendenza dal Brasile e l’unione con le Province Unite del Río de la Plata.
La decisione provocò una guerra tra Brasile e Province Unite. Con la mediazione britannica, nel 1828 venne firmata la Convenzione preliminare di pace, che riconobbe l’Uruguay come Stato indipendente posto tra i due grandi vicini.
Il Paese celebra il 25 agosto 1825, ma la sua indipendenza internazionale fu definita diplomaticamente tre anni dopo.
Guyana: l’indipendenza dal Regno Unito nel 1966
La Guyana seguì un percorso completamente diverso da quello degli Stati ispanoamericani. Il territorio fu colonizzato inizialmente dagli olandesi e passò definitivamente sotto il controllo britannico all’inizio dell’Ottocento, diventando noto come Guyana Britannica.
Il movimento indipendentista si sviluppò soprattutto nel secondo dopoguerra, in un contesto segnato da forti tensioni politiche, sociali ed etniche.
Il 26 maggio 1966 la Guyana ottenne l’indipendenza dal Regno Unito, rimanendo inizialmente una monarchia del Commonwealth. Il 23 febbraio 1970 divenne una repubblica.
La Guyana fu quindi il penultimo degli attuali Stati sudamericani a raggiungere l’indipendenza.
Suriname: l’ultimo Stato sudamericano diventato indipendente
Il Suriname fu l’ultimo tra gli attuali Paesi sovrani del Sud America a ottenere l’indipendenza. Dopo un lungo periodo di colonizzazione olandese, nel 1954 acquisì una forma di autonomia interna all’interno del Regno dei Paesi Bassi.
La completa indipendenza venne proclamata il 25 novembre 1975. Il passaggio fu concordato con il governo olandese e non avvenne attraverso una guerra paragonabile a quelle che avevano attraversato il continente nell’Ottocento.
Alla vigilia dell’indipendenza, parte della popolazione scelse di trasferirsi nei Paesi Bassi, preoccupata per il futuro politico ed economico del nuovo Stato.
Con la nascita del Suriname indipendente si concluse, almeno per quanto riguarda gli attuali Stati sovrani, il processo di decolonizzazione politica del Sud America.
Il ruolo di Simón Bolívar e José de San Martín
Due figure emergono in modo particolare dalle guerre d’indipendenza sudamericane: Simón Bolívar e José de San Martín.
Bolívar guidò le campagne che contribuirono alla liberazione degli attuali Venezuela, Colombia, Ecuador, Panama, Perù e Bolivia. Il suo progetto politico più ambizioso era la creazione di una grande federazione americana capace di impedire la frammentazione dei territori liberati.
San Martín partecipò invece ai processi indipendentisti di Argentina, Cile e Perù. Organizzò la celebre traversata delle Ande, contribuì alla liberazione cilena e raggiunse successivamente Lima, dove proclamò l’indipendenza peruviana.
I due leader si incontrarono a Guayaquil nel 1822. Dopo quell’incontro, San Martín si ritirò progressivamente dalla scena politica e militare, mentre Bolívar proseguì le campagne contro le ultime forze spagnole in Perù e nell’Alto Perù.
L’indipendenza non significò immediatamente stabilità
La fine del dominio coloniale non risolse automaticamente i problemi politici e sociali del continente. I nuovi Stati dovettero stabilire confini, creare istituzioni, approvare costituzioni e trovare un equilibrio tra governi centrali e autonomie regionali.
L’America spagnola si frammentò in numerose repubbliche, mentre il Brasile conservò la propria unità territoriale sotto una monarchia. La Gran Colombia e le Province Unite del Río de la Plata non riuscirono a trasformarsi in federazioni stabili.
Molti Paesi attraversarono guerre civili, colpi di Stato e conflitti tra liberali, conservatori, federalisti e centralisti. La sostituzione delle autorità coloniali, inoltre, non comportò la fine immediata delle disuguaglianze che colpivano popolazioni indigene, afrodiscendenti, contadini e classi popolari.
La costruzione delle nuove nazioni fu dunque un processo lungo, durato ben oltre le dichiarazioni d’indipendenza. Soltanto intorno alla metà dell’Ottocento cominciarono a delinearsi assetti politici più riconoscibili e relativamente consolidati.
E la Guyana Francese?
La Guyana Francese si trova geograficamente in Sud America, tra Brasile e Suriname, ma non è uno Stato indipendente. È un dipartimento e una regione d’oltremare della Francia e fa quindi parte politicamente della Repubblica francese.
Per questo motivo non viene inserita nella classifica dei 12 Paesi sovrani sudamericani. La sua presenza, però, mostra come la decolonizzazione del continente non abbia prodotto ovunque la nascita di Stati indipendenti.
Quale fu il primo Paese indipendente del Sud America?
La risposta dipende dal criterio utilizzato.
Il Paraguay rese effettiva la propria separazione nel maggio 1811, mentre il Venezuela proclamò formalmente l’indipendenza il 5 luglio dello stesso anno. Colombia e Cile ricordano movimenti rivoluzionari iniziati già nel 1810, ma la loro liberazione dal controllo spagnolo avvenne successivamente.
Se si considera la prima dichiarazione formale completa, il Venezuela può essere indicato come il primo Stato sudamericano di lingua spagnola a proclamare l’indipendenza. Se invece si guarda alla rimozione effettiva delle autorità coloniali, il Paraguay rivendica una precedenza di alcune settimane.
Qual è stato l’ultimo Paese sudamericano a diventare indipendente?
Il Suriname è il più recente tra gli attuali Stati sovrani del Sud America: ottenne l’indipendenza dai Paesi Bassi il 25 novembre 1975.
La Guyana era diventata indipendente dal Regno Unito nove anni prima, il 26 maggio 1966. Tutti gli altri Paesi del continente avevano raggiunto l’indipendenza durante l’Ottocento.
Domande frequenti
In quale periodo diventò indipendente la maggior parte del Sud America?
La maggior parte dei Paesi sudamericani conquistò l’indipendenza tra il 1810 e il 1825. Le ultime grandi forze spagnole continentali furono sconfitte durante le campagne in Perù e Alto Perù, mentre l’Uruguay ottenne il riconoscimento internazionale nel 1828.
Da quali potenze coloniali ottennero l’indipendenza?
Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador, Paraguay, Perù e Venezuela si separarono dalla Spagna. Il Brasile diventò indipendente dal Portogallo, l’Uruguay dal Brasile, la Guyana dal Regno Unito e il Suriname dai Paesi Bassi.
Perché alcuni Paesi hanno più di una data d’indipendenza?
Una data può ricordare l’inizio della rivoluzione, un’altra la dichiarazione formale e un’altra ancora la vittoria militare o il riconoscimento diplomatico. L’indipendenza non fu quasi mai un singolo evento, ma un processo politico e militare durato diversi anni.
Quali Paesi facevano parte della Gran Colombia?
La Gran Colombia comprendeva gli attuali territori di Colombia, Venezuela, Ecuador e Panama. Venne costituita nel 1819 e si dissolse tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta dell’Ottocento.
Tutto il Sud America è oggi indipendente?
I 12 Stati sudamericani sono sovrani, ma la Guyana Francese è ancora parte integrante della Francia. Nel continente si trovano inoltre alcuni territori insulari amministrati da potenze esterne.
Conclusione
L’indipendenza del Sud America non avvenne in un unico momento. Fu una trasformazione continentale cominciata con le rivoluzioni del 1810 e proseguita attraverso dichiarazioni, guerre, unioni politiche, separazioni e riconoscimenti internazionali.
Paraguay, Venezuela, Argentina, Cile, Colombia, Perù, Ecuador, Brasile, Bolivia e Uruguay diventarono indipendenti durante la grande stagione rivoluzionaria dell’Ottocento. Guyana e Suriname completarono il quadro soltanto nel Novecento.
Le date celebrate oggi non rappresentano quindi sempre la conclusione definitiva del dominio coloniale. Sono soprattutto simboli attraverso i quali ciascun Paese ha scelto di raccontare la propria nascita, ricordare i protagonisti della liberazione e costruire la propria identità nazionale.
