Dopo il collasso della principale banca digitale del Paraguay, la domanda non riguarda più soltanto le cause della crisi. Milioni di clienti, enti pensionistici e istituzioni pubbliche vogliono sapere quanto denaro potrà essere recuperato, chi sarà protetto dalle garanzie statali e quali soggetti rischiano invece di subire perdite.
Quando la Banca centrale del Paraguay ha disposto la risoluzione di Ueno Bank, la preoccupazione immediata si è concentrata sul blocco dei servizi bancari. App, carte e trasferimenti hanno smesso di funzionare, generando caos tra milioni di utenti. Con il passare delle ore, però, è emersa una domanda ancora più importante: che fine faranno i soldi depositati nella banca?
La risposta non è uguale per tutti. La situazione dei piccoli risparmiatori è diversa da quella dei grandi depositanti, degli enti pensionistici e soprattutto delle istituzioni pubbliche che avevano affidato a Ueno centinaia di milioni di dollari.
La procedura di risoluzione aperta dal Banco Central del Paraguay dovrebbe proprio servire a determinare chi potrà essere rimborsato integralmente, chi solo in parte e chi dovrà attendere la vendita degli attivi della banca.

La garanzia che protegge i piccoli depositanti
Secondo la normativa paraguayana, i depositi bancari sono coperti dal Fondo di Garanzia fino a 75 salari minimi per depositante e per istituto.
La soglia attualmente corrisponde a circa 228,3 milioni di guaraní, pari a poco più di 28.000 dollari al cambio dell’epoca.
Per i correntisti con somme inferiori a quel limite la prospettiva è relativamente più rassicurante. La Banca centrale ha indicato fin dall’inizio la protezione dei depositanti come priorità assoluta dell’intervento e i primi pagamenti garantiti sono stati attivati pochi giorni dopo l’avvio della procedura di risoluzione.
Il problema riguarda invece chi possedeva somme superiori alla garanzia prevista dalla legge. In questi casi il rimborso dipenderà dall’esito del processo di risoluzione, dal valore effettivamente recuperabile degli attivi della banca e dalle modalità con cui verranno trasferiti depositi e attività a eventuali istituti acquirenti.
Per migliaia di famiglie paraguayane la differenza può essere enorme. Chi aveva qualche milione di guaraní sul conto dovrebbe essere coperto dal sistema di garanzia. Chi aveva risparmi accumulati per anni, fondi aziendali o patrimoni molto più consistenti continua invece a vivere nell’incertezza.
Le imprese e il rischio per l’economia reale
La crisi non colpisce soltanto i privati. Negli ultimi anni Ueno era diventata un’infrastruttura essenziale dell’economia paraguayana. Secondo l’Asociación de Importadores y Comerciantes del Paraguay, nelle principali catene commerciali del Paese circa due operazioni elettroniche su tre passavano attraverso servizi collegati alla banca.
Questo significa che il congelamento delle attività non ha riguardato soltanto i correntisti. Molte aziende si sono ritrovate improvvisamente senza accesso ai conti operativi utilizzati per pagare fornitori, dipendenti e servizi.
Per alcune imprese la questione non riguarda solo i depositi immobilizzati, ma anche la continuità stessa dell’attività economica. Un’azienda può sopravvivere a una perdita finanziaria, ma ha molte più difficoltà a gestire l’impossibilità di effettuare pagamenti per settimane.
È per questo che la BCP sta cercando di completare rapidamente il cosiddetto bilancio di esclusione, lo strumento che dovrà consentire di individuare le attività sane da trasferire ad altre banche e quelle destinate invece alle procedure di recupero.
Il caso più delicato: i fondi pensionistici
Tra i soggetti più esposti figura l’Instituto de Previsión Social (IPS), il principale ente previdenziale del Paraguay. Già nel 2024 l’IPS aveva acquistato obbligazioni Ueno per circa 250 miliardi di guaraní, un’operazione che aveva generato forti polemiche politiche.
Dopo il collasso della banca, l’attenzione si è concentrata sul destino di queste risorse e, più in generale, sull’esposizione degli enti previdenziali nei confronti dell’istituto. La questione è particolarmente sensibile perché non riguarda investitori privati alla ricerca di rendimenti elevati, ma il denaro destinato al pagamento di pensioni, prestazioni sanitarie e benefici sociali.
Qualsiasi perdita significativa finirebbe inevitabilmente per avere conseguenze su milioni di lavoratori e pensionati paraguayani. Per questo motivo il dibattito politico si è rapidamente spostato dalle responsabilità della banca alla tutela del risparmio previdenziale.

Gli 855 milioni di dollari che hanno fatto esplodere la polemica
Con l’aggravarsi della crisi è emerso un altro elemento destinato a provocare forti tensioni politiche. Secondo una ricostruzione pubblicata da ABC Color, il governo aveva preparato un progetto che avrebbe esteso la protezione del Fondo di Garanzia ai depositi pubblici custoditi presso Ueno.
L’aspetto più controverso riguardava l’ammontare delle risorse coinvolte. Le somme pubbliche depositate presso la banca sarebbero state pari a circa 855 milioni di dollari. Tra gli enti interessati figuravano l’IPS, la Caja Fiscal, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la cassa pensionistica dei dipendenti bancari, quella dei pensionati di Itaipú, il fondo previdenziale dei lavoratori di Yacyretá, Itaipú Binacional, la cassa pensionistica dell’ANDE e il Senave.
Secondo i critici della proposta, il progetto avrebbe trasferito sul sistema pubblico il costo della protezione di fondi che normalmente non risultano coperti dalle stesse garanzie previste per i depositanti privati. L’iniziativa non è però arrivata al voto del Congresso ed è rimasta uno dei capitoli più controversi dell’intera vicenda.
Chi potrebbe recuperare tutto e chi rischia perdite
Il principio che guida la procedura di risoluzione è relativamente semplice: quanto più rapidamente sarà possibile recuperare valore dagli attivi della banca, tanto maggiore sarà la quota di depositi restituibile ai creditori. I primi ad essere protetti dovrebbero essere i depositanti coperti dal sistema di garanzia.
Successivamente entreranno in gioco i trasferimenti di attività e passività verso eventuali istituti acquirenti e il recupero dei crediti presenti nei bilanci della banca. I rischi maggiori riguardano invece i depositanti non garantiti, gli investitori istituzionali e tutti quei soggetti la cui esposizione supera i limiti di protezione previsti dalla normativa.
Molto dipenderà dal valore reale del portafoglio crediti di Ueno e dalla capacità degli interventori di recuperare le somme erogate negli anni precedenti. È proprio su questo punto che si concentrano oggi gran parte delle verifiche della Banca centrale e delle autorità giudiziarie.
Una crisi che va oltre il sistema bancario
La vicenda Ueno ha ormai superato i confini di una semplice crisi bancaria. Per milioni di paraguayani il problema non riguarda soltanto il destino di un istituto finanziario, ma la fiducia stessa nei confronti del sistema economico e delle istituzioni incaricate di vigilare sul settore.
Il Paraguay si trova di fronte a una delle più gravi emergenze finanziarie della sua storia recente. La fase più semplice, quella della presa di controllo della banca, è già avvenuta. Quella più difficile inizia adesso. Nei prossimi mesi si scoprirà quanto vale realmente il patrimonio di Ueno, quali attività potranno essere recuperate e chi dovrà assorbire i costi finali del collasso.
Per i piccoli risparmiatori la priorità è sapere quando torneranno ad avere pieno accesso ai propri fondi. Per gli enti pubblici e pensionistici il problema è ancora più grande: capire se centinaia di milioni di dollari potranno essere recuperati integralmente oppure se una parte delle perdite finirà per ricadere sull’intero Paraguay.
